Oggigiorno i templi buddisti sorgono l’uno accanto all’altro, e le loro sale sono piene fino al tetto di insegnamenti buddisti; il Buddismo prospera più di qualsiasi altro insegnamento conosciuto in India e in Cina, e i riti e le cerimonie del sacro clero assomigliano a quelle di arhat in possesso dei sei poteri sovrannaturali. Ciò nonostante, però, non è ancora stato deciso quali fra i vari sutra predicati durante la vita del Budda siano superiori e quali inferiori, quali profondi e quali superficiali, e in questo senso siamo ben poco diversi dagli uccelli e dalle bestie. Le persone si affrettano ad abbandonare il Tathagata Shakyamuni con le sue tre virtù di sovrano, maestro e genitore, per riporre invece fede in qualche Budda o bodhisattva di un altro mondo. Non sono forse come i credenti Anti-Lokayata1 dell’antica India?
La fede nel Nembutsu conduce all’inferno di incessante sofferenza; la scuola Zen è l’opera del demone celeste; la Vera parola è una dottrina malvagia che porterà il paese alla rovina; e la scuola dei Precetti è un falso credo che tradisce il paese. Nel passato, attorno al primo anno dell’era Bunno [1260], scrissi un’opera dal titolo Adottare l’insegnamento corretto per la pace nel paese, che diedi al prete laico Yadoya affinché la presentasse al defunto prete laico del Saimyo-ji.
In quest’opera affermavo che il vero motivo delle calamità e dei disastri che si verificano ripetutamente nel mondo di oggi è la fede delle persone negli insegnamenti malvagi come il Nembutsu e le dottrine delle scuole della Vera parola, Zen e dei Precetti. Inoltre, predissi che il nostro paese sarebbe stato attaccato da un paese straniero. Poi, il diciottesimo giorno del primo mese di quest’anno, è giunto l’annuncio ufficiale dal paese dei mongoli. Tutto è accaduto esattamente come avevo predetto, senza la minima discordanza.
Sarà perché le preghiere per la sicurezza [del paese] offerte dai vari templi e monasteri di montagna hanno perso la loro efficacia oppure perché prevalgono le dottrine malvagie? Sia i governanti sia la moltitudine delle persone comuni di Kamakura venerano il Santo Doryu come se fosse un Budda e considerano il Santo Ryokan come un arhat. Eppure questi uomini, insieme agli anziani del Jufuku-ji, del Taho-ji, del Jokomyo-ji, del Choraku-ji e del Daibutsu-den2, «arroganti e presuntuosi che pretendono di aver conseguito ciò che non hanno conseguito»3 sono in realtà persone di grande malvagità ed estrema arroganza.
Come possono sperare di sconfiggere e sottomettere la grande potenza militare del paese dei mongoli? Al contrario, sia i governanti sia il popolo del Giappone saranno tutti fatti prigionieri. Nella presente esistenza vedranno l’abbattimento del loro paese e nella prossima cadranno sicuramente nell’inferno di incessante sofferenza.
Se non prestate ascolto agli ammonimenti di Nichiren senza dubbio in seguito lo rimpiangerete. Ho scritto lettere che spiegano questo e le ho rispettosamente inoltrate al reggente, al signore di Kamakura4, al prete laico Yadoya, a Hei no Saemon-no-jo e ad altri. Spero che tutte queste persone si riuniscano in un’unica sede per discutere la questione.
Io, Nichiren, non mi permetto certo di esprimere opinioni personali o tendenziose; affermo soltanto ciò che è basato sui testi dei sutra e dei trattati.
È difficile spiegare bene tutto in una lettera e perciò auspico di potervi incontrare in un pubblico dibattito. Uno scritto non può esprimere pienamente il contenuto delle parole, e le parole non possono esprimere pienamente ciò che è nel cuore.
Con profondo rispetto,
Nichiren
L’undicesimo giorno del decimo mese del quinto anno di Bun’ei [1268], segno ciclico tsuchinoe-tatsu
Rispettosamente consegnata all’attendente del Santo Doryu del Kencho-ji5